I ristori non bastano. Occorre un piano straordinario per il Turismo

I ristori non bastano. Occorre un piano straordinario per il Turismo

La lunga frenata ha ormai consumato le gomme alle imprese del turismo. E dopo aver trascorso il 2020 a definire protocolli, metterli in pratica e rimodellare promozione, servizi, eventi, ora i ristori non sono una risposta sufficiente.

 

Occorre invece mettere in campo una manovra lungimirante e dedicata al settore o l’Italia metterà a repentaglio uno dei fiori all’occhiello del proprio sistema economico.

 

Il turismo vive di pubblico, di relazioni, di spostamenti, di desideri delle persone. La filiera ha cercato in diversi modi di far sentire la propria voce e in queste settimane l’insofferenza sta acuendo. Le guide turistiche hanno aperto chiedendo dignità; le agenzie viaggio si sono trovate di fronte una situazione ingestibile: scoperte di liquidità verso chi aveva già prenotato e senza poter programmare un orizzonte per la possibile ripresa; i commercianti e gli artigiani strangolati tra la morsa del virus e del commercio online; i ristoratori e i baristi si sono messi a disposizione di regole più flessibili nonostante attività come l’asporto che difficilmente raggiungono un punto di pareggio. Ora gli albergatori con i presidenti di Federalberghi e Asshotel che intervengono con una lettera aperta sulla stampa di Ravenna. Una categoria, quella del ricettivo, che dopo aver collaborato per tutti questi mesi cercando di garantire un servizio a chi lavora, aprendosi a convenzioni per ospitare il personale sanitario, è stremata!

Stabilimenti Balneari, Campeggi, BnB, Parchi tematici, discoteche, distributori, grossisti, trasporti, società di comunicazione, fotografia, videoriprese, organizzazione eventi, tecnica audio video. Dietro ad ognuna di queste categorie ci sono persone, imprenditori e dipendenti, che producono un valore (conoscenza, socialità e relazioni) e un indotto (interessando altre categorie) ben più alti di quello che si possa descrivere in un post.

È arrivato il momento di pensare a qualcosa di strutturale per questo settore, non sta a me, o meglio non sta solo a me definire come, ma farò il possibile perché sia dato atto, partendo da alcuni punti per me fondamentali:

1. MISURE DI SOSTEGNO Basta ragionare sui codici Ateco. Chiuso l’anno 2020 occorre affinare strumenti fiscali nazionali che tengano in considerazione della perdita di fatturato.

2. MISURE DI INVESTIMENTO Bisogna studiare strumenti che siano in grado produrre un effetto moltiplicatore rispetto alle risorse messe in campo. O la ripresa non avverrà.

3. EUROPA Occorre una politica europea di investimenti sul turismo a pari dignità con altri settori.

4. VISIONE Bisogna smetterla col vizio italiano degli accostamenti forzosi come “Turismo e Cultura”. Il TURISMO è una materia complessa che ha caratteristiche proprie e merita piani dedicati. Così non facciamo un buon servizio al Turismo né tantomeno alla Cultura.

O questa crisi diventa l’occasione per rifondare dalle basi il sistema turistico italiano, rafforzandolo di fronte ad una competizione internazionale sempre più forte o avremo messo a repentaglio un settore nel quale siamo stati pionieri prima e maestri poi.

Le persone ci sono, le competenze anche. È ora di riconoscerle.